Emilio scrive una favola sul suo blocco per gli appunti. Beh, non è solo una favola per lui. In quelle pagine scarabocchiate sono racchiusi i suoi sogni, le aspirazioni di scrittore ma anche i suoi incubi, la paura di non poter riabbracciare Lucia, il timore che Anna ostacoli il loro amore. Questa è la versione originale della favola, più lunga rispetto a quella contenuta ne "Il letto di formiche".
Nel punto più deserto del deserto, un uomo ricchissimo aveva costruito una grande casa per la figlia che era la più bella fanciulla che esistesse al mondo. La casa aveva più di cento stanze ma nessuno era mai riuscito a visitarle tutte. Forse nemmeno lui sapeva quante ce ne fossero e così un giorno, deciso a scoprirlo e a disegnare una pianta fedele della casa, sparì in quel labirinto di porte e pareti, senza far più ritorno. La figlia, che si chiamava Smeralda, restò sola e triste con nessuno a cui chiedere aiuto e tutte quelle stanze da pulire perché, si sa, la sabbia del deserto entra dapperttutto.
Il tempo passava, scandito dai barbari venti del deserto. Nel palazzo solitario, Smeralda inciampava nei grossi cumuli di sabbia che entravano dai muri. Eppure puliva la casa tutto il giorno, senza mai fermarsi, tanto che la sua scopa si consumò fino al manico. Si disse che erano state le terribili termiti del deserto che, si sa, sono molto ingorde ma dentro di se, sapeva benissimo che non era così. La sabbia bussava ai vetri delle finestre, voleva entrare. Smeralda cercava di non darle ascolto e continuava a pulire. Ma in breve, i mobili cominciarono a riempirsi di sabbia e anche i più piccoli cassetti si erano popolati di scorpioni, mentre una strana razza di topi, dispettosi e dai grandi occhi di fuoco, prese possesso delle stanze che vedevano il sole per prime.
Quando non puliva, Smeralda piangeva, china sul proprio acerbo petto. Una sera una delle lacrime che, ormai, le avevano scavato il volto, le cadde in grembo. Si accorse che la lacrima non era più di acqua trasparente, ma di piccoli granellini gialli. Urlò. La sabbia stava entrando anche in lei.
Attraversate mille leghe, passati laghi e valicate montagne, un cavallo trottava nervoso al tramonto. Una mano tese le redini e l’animale si fermò, abbassando il muso come sempre. Non c’era erba per lui, niente da brucare se non sassi e sabbia. L’uomo scese da cavallo e guardò le mostruose dune davanti a lui, annusando l’incerto. Il principe Roderigo arrivava dalla città con le alte torri di ferro. Era il più ricco, forte e bello di tutti gli stati confinanti e il suo sangue era desideroso di grandi avventure.
Aveva sentito parlare della grande casa mangiata dalla sabbia e della splendida fanciulla che la abitava e così, decise di addentrarsi nel deserto e di trovarla, con l’aiuto del suo solo coraggio, perché non aveva mai creduto negli dei.
Un giorno, stanco e affaticato, udì una voce chiamarlo ma non vide nessuno intorno a lui.
Non fu spaventato. Sentì dentro di se che doveva fare quello che la voce gli chiedeva e così, si fece guidare attraverso il deserto per molti e molti giorni fino a che giunse a una duna immensa e scintillante.
La voce gli disse di cominciare a scavare.
Il principe Roderigo scavò per giorni interi, tanto che le sue ossa si spostarono, divenendo curve e spolpate.
Invocava la voce che lo aveva aiutato fino ad ora, ma non ebbe mai risposta.
Fino a che, proprio quando sentiva che la morte lo stava prendendo per mano, trovò la maniglia di una immensa porta. L’aprì, spostando, con gran fatica, la sabbia che si era depositata dietro e si ritrovò in una delle cento stanze del palazzo.
Chiamò la fanciulla sperando di poter oltrepassare con la sua voce, ormai indebolita, gli spessi mantelli di sabbia.
Ma fu la solita voce a rispondergli.
<<Smeralda è qui davanti a te e tu non la vedi.>>
Il principe guardò attorno disperato e riprese a scavare in tutte le direzioni.
Poi, con gioia, trovò un dito, poi un braccio, poi il petto. Ci vollero molte ore per liberarla ma, alal fine, Roderigo riuscì a disseppellire la sua amata. I suoi lineamenti perfetti, l’acconciatura e la veste elegante erano rimasti scolpiti fedelmente nella sabbia.
La voce disse ancora: <<Solo il tuo bacio può salvarmi.>>
Con stupore, Roderigo scoprì che la buona voce che l’aveva condotto fino a qui, proveniva proprio dalle labbra immobili della statua. Era la voce di Smeralda.
Il principe, stremato dalla fame e dalla fatica ma felice, strinse la statua viva e poggiò le labbra di sabbia alle sue.
Sentì il gusto salato e la polvere entrargli dentro. Non potè fare niente.
Tutta la sabbia che era in Smeralda entrò in Roderigo. Era il fato o una maledizione?
La stupenda Smeralda riebbe vita per mezzo della morte.